##Cadaveri nel Po, la madre dalle Bahamas: polizia indaghi ancora

Prs/Sar

Torino, 11 lug. (askanews) - Le autorità bahamensi hanno chiesto all'Italia di proseguire le indagini sulla morte di Alraè Ramsey e Blair John, i due giovani di 28 e 29 anni delle Bahamas ripescati cadaveri nel Po a Torino tra il 4 e il 5 giugno scorsi. Lo ha rivelato ad Askanews Cathleen Rahming, mamma di Blair John, ricercatore in Canada che si trovava a Torino per partecipare ad una conferenza internazionale, legata ai suoi studi nel campo della psicologia. "Il caso è aperto. Non crediamo che mio figlio e il suo amico siano caduti nel Po accidentalmente e poi annegati", ha detto la signora Rahming, raggiunta al telefono alle Bahamas da Askanews.

"Non ho in mano fatti reali, ma il mio istinto materno mi dice che si tratta di un omicidio. Forse i ragazzi sono stati aggrediti perché di colore, perchè stranieri. Ho fatto delle ricerche, ho letto i giornali italiani e mi sembra che il vostro paese non sia molto accogliente nei confronti degli stranieri. O forse sono stati vittima di una rapina finita male", ha ipotizzato la signora Rahming, 52 anni e madre di altri due figli. La famiglia di Blair John, così come quella di Ramsey, ha fatto molti sacrifici per dare un'istruzione "ai massimi livelli". Blair stava completando un dottorato alla St. Mary's University ad Halifax in Canada su Industrial-Organizational Psychology ed era Junior consultant al Centre For Occupational Health and Safety. La mamma del giovane bahamense non trattiene le lacrime quando descrive il percorso universitario del giovane che si è sempre distinto per gli ottimi voti: "A Torino mi hanno strappato il cuore, me lo hanno portato via. Ho visto quelle foto con mio figlio a terra ucciso come un cane e ora pretendo delle risposte. Io ho insegnato il rispetto a mio figlio e l'ho educato a essere un cittadino del mondo. Ora pretendo lo stesso rispetto", ha detto la donna.

Non c'è solo il dolore per la perdita del figlio, c'è anche la delusione per non aver avuto notizie tempestive dall'Italia sulle varie fasi dell'indagine. "Sono rimasta a bocca aperta di fronte alla velocità con cui la polizia italiana è arrivata alla conclusione che si è trattato di un incidente. Entrambi i ragazzi erano nuotatori esperti e quindi mi sento di escludere che siano caduti nel fiume accidentalmente e poi annegati". La signora Rahming ha riferito che la polizia italiana le ha detto che i due ragazzi quella sera avevano bevuto, "ma vorrei capire come sono arrivati a questa conclusione e dove i due giovani avevano passato la serata".

"Se Blair fosse stato rapinato non avrebbe mai reagito. Era un 'peacemackers', un mediatore per indole, ma soprattutto per gli studi intrapresi", ha osservato la madre della vittima. A premere su una riapertura delle indagini c'è anche il cugino di Blair, Phyl Brown, che vive a Birmingham e che a provato a contattare la trasmissione "Chi l'ha visto?".

Secondo Brown sono diversi i punti oscuri della vicenda, a partire dagli effetti personali dei due giovani che non sono arrivati alle Bahamas. "Possibile inoltre che non ci siano filmati dei due giovani a Torino, dove ci sono telecamere ovunque?", si è chiesto Brown. "Non abbiamo mai ricevuto dettagli dell'inchiesta direttamente dagli inquirenti. Le uniche cose che sappiamo le abbiamo apprese dai giornali delle Bahamas e da quelli italiani", ha ribadito il cugino della vittima, spiegando che per questo motivo il ministero degli esteri delle Bahamas ha inviato un dirigente della polizia locale a Torino, non per indagare ma "per fare in modo che le nostre famiglie avessero notizie di prima mano sull'avanzamento delle indagini".

Un altro punto oscuro e poi l'Air B&B di via La Loggia a Torino, dove erano ospiti i due giovani. Era stato prenotato da un loro amico, che all'ultimo, a causa di problemi con il visto, non è venuto a Torino. "Chi ha spostato i loro bagagli? E perché non li abbiamo ricevuti? Sono diversi gli interrogativi che ogni giorno ho in mente", ha detto ancora la mamma di Blair che ha raccontato di aver avuto un malore la notte in cui il figlio è morto. "Ancora non sapevo della sua scomparsa, ma ho avuto un battito cardiaco accelerato, tanto che ho creduto di morire. A posteriori ho pensato che forse quello era il momento in cui mio figlio stava lottando per rimanere in vita", ha concluso la donna, che per diversi motivi non è potuta e non potrà venire a Torino, ma che non intende rassegnarsi "sulla ricerca della verità".