Lega sotto attacco a Strasburgo su ong e migranti. M5S la lascia sola

Angela Mauro
1 / 2

Lega sotto attacco a Strasburgo su ong e migranti. M5S la lascia sola

Soprattutto lasciata sola dai colleghi pentastellati di fronteagli attacchi dei socialisti, dei Liberali e anche del Ppe

Gli effetti del no dei leghisti alla nomina di Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea si vedono subito nell’aula di Strasburgo, ad appena 24 ore dal ‘fattaccio’ che rischia di ribaltare i rapporti di forza nel governo gialloverde. Ore 15, dibattito sul caso Sea Watch e le ong che soccorrono migranti in mare con la ‘capitana’ tedesca Carola Rackete pluri-citata in una discussione in cui la Lega finisce alla sbarra, difesa solo dai sovranisti. Soprattutto lasciata sola dai colleghi pentastellati di fronte agli attacchi dei socialisti, dei Liberali e anche del Ppe. Ecco cosa dice l’eurodeputata M5s Laura Ferrara: “Il piano del ministro Moavero per una soluzione europea della crisi dei migranti va nella giusta direzione”. La trasformazione europeista del Movimento è compiuta: dal piano Salvini dei porti chiusi al ‘ piano Moavero ’ (magari con conseguenze anche sulla partita sul Commissario europeo che spetta all’Italia).

La leghista Mara Bizzotto prova a rilanciare: “Carola in qualunque altro paese al mondo sarebbe in galera. Gli sono italiani stanchi di una Europa amica dei clandestini. Andremo avanti con la politica della tolleranza zero e le espulsioni, che piaccia o meno alla nuova Commissione. Sassoli si porti a casa i clandestini!”. C’è da dire che ieri in aula proprio von der Leyen ha raccontato di aver accolto a casa sua un siriano di 9 anni e di essersi occupata del suo percorso di studi. Il vento non è a favore della Lega oggi.

All’indomani di un voto espresso da una maggioranza risicata ma prevalentemente europeista, socialisti, liberali e anche i Popolari partono all’attacco, mettendo sotto accusa la politica dei ‘porti chiusi’ di Matteo Salvini. In pratica, il dibattito della maggioranza dà seguito all’indicazione del presidente dell’Europarlamento David Sassoli che anche oggi torna a insistere per una riforma del regolamento di Dublino, chiamando in causa i leader degli Stati membri: “Questa...

Continua a leggere su HuffPost