A metà riunione Salvini si alza e se ne va

Pietro Salvatori

Dopo poco più di due ore, Matteo Salvini si alza, un grande ciaone a tutti, e se ne va. La riunione è andata male, lo scontro nel cuore dell’esecutivo è rimasto aperto. Il tappo è saltato quando Giovanni Tria lo ha guardato e gli ha spiegato che fare la flat tax in deficit non è nemmeno un sogno, è un’utopia. L’impegno che lo porta lontano dal vertice in cui il governo cerca di capire che diamine fare con la mannaia della procedura d’infrazione che gli sta arrivando tra capo e collo da Bruxelles? Una diretta Facebook sul tetto del Viminale, in cui si lamenta di gabbiani “che sembrano pterodattili”, che gli “piacciono al mare”, ma “in città un po’ meno, se qualcuno pulisse l’immondizia…”.

La situazione è grave, ma non è seria. Alle 9 di mattina intorno al tavolo della sala riunioni di Palazzo Chigi si siede lo stato maggiore del governo. C’è Giuseppe Conte, c’è il ministro Giovanni Tria. Per M5s la batteria è composta da Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro e Laura Castelli. Risponde il Carroccio con Salvini, Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia. Intorno i tecnici di via XX settembre, capitanati dal Direttore generale del Mef, Alessandro Rivera.

I nodi da sciogliere sono di quelli che danno alla testa. C’è la stangata che l’Europa ha messo in calendario il prossimo 9 luglio. E che oggi appare più che mai certa, vista l’accelerazione impressa dal Commissario Ue all’Economia, Pierre Moscovici: “Probabilmente domani i governi daranno l’ok”. Lo dice quando la riunione è volta al termine, ma l’esecutivo è a conoscenza da giorni di un percorso tracciato.

Il pensiero che alberga nelle teste dei famigerati tecnici del Mef lo svela uno di loro a Huffpost: “Di Maio e Salvini hanno giocato, ora è arrivato il conto da pagare”. Tria avverte: in mancanza di un provvedimento che dia subito un extra gettito, sarà inevitabile una correzione dei conti. Spiega lo stesso tecnico del Tesoro che “evidentemente noi...

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