Mini Aventino di Salvini

Pietro Salvatori

A sera fonti vicine al presidente del Consiglio allargano le braccia: “È stata una riunione interlocutoria, ancora una strategia per evitare la procedura d’infrazione non è stata individuata”. Si conclude così la giornata del mini Aventino di Salvini. Che di mattina lascia anzitempo il vertice, e nel pomeriggio si chiude nella sua casa a Piazza Grazioli. Sui social arriva un selfie, è accanto ai suoi ministri e a Giancarlo Giorgetti. Ha fatto il punto, ha chiamato al serrate le fila. Perché è sì la giornata in cui la freddezza con Giovanni Tria vibra al punto di creare una crepa, al solito al centro l’Europa. Ma è anche il giorno in cui finisce in manette Paolo Arata, insieme al figlio Francesco, accusato di corruzione e, dicono i pm, “portato in dote rapporti con la Lega”. È l’imprenditore del caso di Armando Siri, un figlio, l’altro, ancora consulente dell’ufficio di Giorgetti, un caso, quantomeno di opportunità e trasparenze, che porta il problema fin dentro Palazzo Chigi. Salvini su questo sfuma, ma martella sul resto, sentendo un vento alla sua pelle strano, che dalle procure ha fatto cadere prima proprio Siri, poi il viceministro ai Trasporti Rixi, e in ultimo ha lambito Massimo Garavaglia. Salvini dice con le azioni quel che non dice a parole, nel flusso magmatico che è la situazione dell’esecutivo non può permettersi di essere accerchiato, si defila, chiama i suoi in gran segreto a unirsi a testuggine (copyright Luigi Di Maio).

Cronologia di una lunghissima giornata alla mano, il vertice mattutino che ha visto sedersi intorno al tavolo Giuseppe Conte, gli stessi Salvini e Gravaglia e Giancarlo Giorgetti, insieme a Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro, Laura Castelli, attorniati dal direttore generale del Tesoro alla guida di una delegazione dei tecnici del Mef, si è concluso con un nulla di fatto.

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