Salvini, l'Appeso

Fulvio Abbate

Matteo Salvini, ovvero L’Appeso, l’arcano maggiore del giorno. Alla fine, per descrivere il destino contingente del già residente al Viminale, come abbiamo fatto notare, potremo ricorrere ai tarocchi, basterà sola la carta dell’Appeso. Certo, se ne possono dare molte letture, essendo sostanza esoterica, ma forse, nel nostro umanissimo caso, il responso più immediato, corrisponde allo stato d’arresto, proprio ciò che mostra il fallimento, possibilmente con l’obbligo di riflettere sugli errori commessi, le proprie colpe, l’ottusa convinzione di sé.

Su quanto la carta nera della tracotanza nel richiedere, metti, “i pieni poteri“ infine sia servita soltanto ad annientare tutto, tabula rasa della propria residenza fino a quel momento privilegiata, il Palazzo, assodato che un conto è invocare la Vergine Maria dagli scranni del governo altra cosa farlo da un pullman elettorale che raggiunge Loreto o piuttosto il santuario della Madonna del Ponte di Balestrate in Sicilia.

A proposito, che pena avere dovuto replicare a chi,  analfabeti, di fronte alla citazione dell’Appeso, carta che racconta l’assoluto della sconfitta o comunque della sosta, hanno invece riferito la stessa a tutt’altra storia nera, evidentemente incapaci, proprio come il loro beniamino, di comprendere se non il linguaggio iniziatico, le aste basilari delle dinamiche politiche, l’azzardo che conduce al tracollo, al cupio dissolvi. Restando alla nostra carta, si sappia che dalle tasche dell’Appeso fuoriescono monete d’oro e d’argento, destinate a raggiungere il terreno per germinare forse la consapevolezza dell’errore, del tonfo, un concetto quest’ultimo, la Caduta, su cui ha molto ragionato Albert Camus, lettura che suggeriamo proprio a Salvini, anzi, gliene offriamo, qui, un frammento incredibilmente di  pertinenza: “La simpatia è un sentimento da presidente del Consiglio: si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi.” Resta il dubbio che possa andare bene...

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