#Salvinitoglianchequesti, piccoli striscioni crescono

Massimiliano Mattiello

All’inizio era un caso isolato, una frase di Pino Daniele e una signora che si è vista entrare la Digos nel salone, uscire in terrazzo e rimuovere lo striscione incriminato. Era un telo rosso e una scritta bianca che capeggiava al centro: “Questa Lega è una vergogna”. Matteo Salvini, poco dopo, avrebbe iniziato il suo comizio a Piazza Portanova, a Salerno.

Alle felpe con i nomi dei paesi, molti adesso rispondono con gli striscioni alle finestre. Sembra quasi un’onda spontanea e inarrestabile che travolge e contagia tutta la penisola. Passando indifferentemente dal piano reale - gli striscioni, appunto, attaccati al balcone di casa - a quello virtuale - che in queste ore si raccoglie sotto l’hashtag # Salvinitoglianchequesti , marcatore che unisce le proteste sparse per tutta Italia come anti propaganda nei confronti del ministro dell’Interno.

Gli striscioni

L’ultimo caso è in Molise , dove il ministro dell’Interno è arrivato in vista della campagna elettorale per le europee. “Il Molise resiste ai fascisti” si legge su un lenzuolo esposto davanti la sede del Pd di Campobasso, davanti c’è Bibiana Chierchia, vice sindaca uscente, con il pugno chiuso. La stessa Chierchia ad aprile però era apparsa in una foto su Vinitaly in compagnia del leader leghista. È proprio lei a spiegare su Facebook: “Mi tocca rivelarvi, amici cari, un segreto:
è stato lui a chiamarmi, a scocciarmi, a muovere petulanti richieste”, per poi concludere ironica: “Salvini vuole iscriversi al Pd”. Ma alla contestazione ufficiale, quella dei partiti d’opposizione, si passa a quella locale, più piccola, quella che nei fatti si auto definisce “resistenza”. E allora a Firenze l’ironia toscana si scatena nello striscione affisso alle pareti di una casa: “Portatela lunga la scala, sto al quinto piano”.

Il riferimento è ai fatti di Brembate , comune nel bergamasco, dove i vigili del fuoco, muniti di gru, si arrampicarono fino alla finestra di una signora...

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