Soldi dalla Russia, Lega in piena sindrome da complotto

Giuseppe Alberto Falci

Teso, nervoso, a sera dalla sua terrazza Salvini fa una diretta Facebook in cui prima paragona lo scandalo dei soldi mendicati alla Russia dal suo fidato Savoini col Russiagate e poi attacca il movimento 5 Stelle e Roberto Fico, colpevoli di bloccare il decreto sicurezza-bis: “Amici, sono  stati respinti due emendamenti che riguardano i buoni pasto dei vigili del fuoco e dei poliziotti. Vi rendete conto? I miei parlamentari non torneranno in commissione fin quando non saranno accettate quelle due proposte”. È infuriato Matteo Salvini, non ne può più dei no dei pentastellati e di quel presidente della Camera che, a detta dei suoi, “gli fa la guerra perché vuole tornare al governo con la sinistra”.

È forse la giornata più lunga da quando è al governo, iniziata con lo scontro sull’autonomia e culminata con l’indagine per corruzione a Gianluca Savoini, il presidente di Lombardia-Russia, che è indagato per corruzione internazionale dalla procura di Milano ed è considerato il trait d’union tra il Cremlino e il Carroccio. “Diamo fastidio”, è la difesa del vicepremier, “se ci sono quei soldi, mi rivolgo ai magistrati, comunicatemelo”. Paragona l’affaire russo al Russiagate che ha travolto l’amico Trump: ”È tre anni che cercano quei soldi ma non hanno trovato nulla”. E allora il Capitano fa la vittima e come un mantra ripete “indagatemi, ma allo stesso tempo, sottolinea “ho fiducia nella magistratura”.

Ed è un vittimismo che investe tutto il Carroccio. In Transatlantico impazza la sindrome del complotto. Perché qui, si sfoga un fedelissimo di Salvini, “cercano di ingigantire la cosa per far nascere un governo tecnico, simil Monti”. I leghisti si sentono assediati, presi di mira da tutti. Come se ci fosse “una manina” che vorrebbe fermare la marcia trionfante del Capitano. Qualcuno addirittura scomoda i democratici americani: “Dietro il sito Buzzfeed ci sono i clintoniani che hanno preso di mira Trump con il...

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