Volete libero Barabba o Berlusconi?

Fulvio Abbate

Volete libero Barabba o Berlusconi? Alle pareti del mio ristorante abituale di pesce, sulla Gianicolense, a fare ombra al fritto di paranza, accanto all’icona di Chinaglia su fondo oro e i souvenir della Flacca, luogo delle gesta di Fra’ Diavolo, c’è una doverosa foto di Silvio Berlusconi, con dedica al titolare, scatto dove brillano un sorriso, un blazer e perfino la S e la B panciute della firma, niente male come memorabilia del tempo politico a noi più recente; tuttavia l’immagine del Cavaliere, nel presente ancora più tale, subito trascina con sé una domanda contingente e insieme assoluta. A ridosso delle imminenti consultazioni europee, al fixing dell’empatia elettorale, qual è il valore effettivo della sua posa lì sul muro in omaggio? Meglio: possibile che i selfie infiniti, simili ormai quasi a “sveltine”, che l’ex alleato o piuttosto rivale Salvini ha modo quotidianamente di dispensare nel photocall parallelo ai comizi, possano incrinare il narcisismo del fondatore di Forza Italia, esatto, stiamo parlando dell’ideale e insieme concreto spareggio tra i due?

Chi, insomma, tra Cavaliere e Capitano ha ormai la meglio?

Mettendo via cinismo e battute facili sull’età che avanza e i capelli sempre più color mordente, dovrebbe solo interessarci in quale abisso della psicologia nazionale sia finita, nel frattempo, la passione travolgente, quasi feticistica, che per decenni ha fatto di Berlusconi un Buddha politico in carne ossa e blazer, al punto di suggerire a molti di chiudere entrambe gli occhi davanti alle sue cadute di stile da arcitaliano. Pensiamo al pezzo di Stivale che lo percepiva come modello di sapienza perfino esistenziale, colui che ha viaggiato, ovunque scopando, conosce i segreti del vivere, e con questo, va da sé, il successo, Berlusconi e le sue barzellette degne della scaduta verve di un Carlo Dapporto, per chi ne ha memoria, Berlusconi charmant nel suo teatro di rivista televisivo…

E’ davvero così...

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